Telefoni presto meno cari taglio del 25% in due anni

ROMA - Caro-telefono addio. Libera concorrenza e razionalizzazione delle offerte da parte dei gestori, nel giro di un paio di anni potrebbero portare ad una riduzione delle tariffe telefoniche e Tlc in generale, del 25%. Un risparmio per gli utenti che il presidente dell'Autority delle comunicazioni Enzo Cheli, intervenuto ad un convegno sugli scenari delle tlc organizzato dall'Anie (Associazione Nazionale Telecomunicazioni e Informatica) e dall'Aspen Institute Italia, ha stimato in seimilacinquecento miliardi. Il futuro riserva dunque scenari meno costosi per cellulari, internet e servizi telematici in genere. E per non rompere l'incantesimo delle discesa delle bollette l'Autority promette che vigilerà perchè questo processo calmieratore nel mercato non inverta la rotta "Gli interventi sulla struttura tariffaria, compresa tra gli altri la trasformazione delle tariffe a scatto in tariffe a tempo con invarianza di spesa - ha detto Cheli - sono stati diretti alla semplificazione, alla trasparenza e alla riduzione dei prezzi e nei prossimi due anni si calcola che si verificherà una riduzione complessiva delle tariffe". Un risultato quest'ultimo, spiega l' Autority garantito soprattutto dalla piena liberalizzazione di un mercato che ora vede confrontarsi oltre cento gestori titolari di altrante licenze rilasciate nella telefonia aperta al pubblico, mentre in quello delle telefonia fissa sono ormai una decina gli operatori attivi a livello nazionale. Più "tranquilla" la situazione della telefonia mobile dove i gestori restano 4, per diventare 5 quando sarà operativa la tecnologia di nuova generazione. "Si è innestata - chiarisce Cheli - una spirale virtuosa della concorrenza che, pur con perduranti squilibri, comincerà a dare i suoi frutti in termini di costante diminuzione dei prezzi e di miglioramento dei servizi". Non solo. A trarne beneficio è anche il settore tlc nel suo complesso, dal momento che - sempre in base a cifre emerse nel convegno - le aziende legate alla new economy hanno fatturato lo scorso anno 30.000 miliardi di lire, impegnando 92mila addetti. E ora sta per arrivare l'Umts, anche se la crisi di governo ha fatto slittare la riunione del Comitato dei ministri che oggi avrebbe dovuto affrontare la questione del prezzo delle licenze per i telefonini di ultima generazione. In attesa che i rappresentanti della Presidenza del Consiglio e dei ministeri decidano sulle cinque licenze e sulla scelta dell'advisor che dovrà preparare il bando di gara, le polemiche prendono il posto delle decisioni. E a difendersi dalle accuse è proprio l'Autority che in materia di prezzi e cessioni è finito sotto tiro. "È una stupidaggine. Nessuno vende le frequenze per un piatto di lenticchie", risponde stizzito Enzo Cheli - a quanti riparlano di "magro" incasso che si profilerebbe per lo Stato nella gara per l'assegnazione delle licenze di telefonia mobile Umts. L'Autority respinge fermamente le critiche nate in questi giorni sulle valutazioni e sui valori (oltre 60 mila miliardi) che sta raggiungendo l'asta per l'analoga assegnazione delle licenze Umts in Inghilterra. "Il problema -ha detto Cheli- è se l'Italia può fare lo stesso percorso dell'asta che ha fatto l'Inghilterra. L'Authority ha scelto un percorso ancorato all'applicazione rigorosa della legge che prevede la licitazione. Non essendo noi un organo politico non avevamo altre alternative rispetto a questa formula indicata dalla legge". "In realtà - afferma Cheli - l'Authority ha adottato un percorso intermedio tra licitazione e asta dando valore anche alle offerte". "Attualmente -sottolinea- è in atto il confronto per decidere a quale livello attestare l'offerta di partenza". Su quale sia questo valore però Cheli ha preferito non pronunciarsi anche perchè ha spiegato " è una questione che non riguarda solo l'Autority".

(La Repubblica)