MILANO - «Il concambio tra Telecom e
Tecnost? Solo un'ipotesi indicativa». Parola di Roberto Colaninno, che ieri ha cercato di
domare la rabbia e la delusione dei mercati sul riassetto annunciato la scorsa settimana.
In un tour de force di incontri con decine di analisti e gestori milanesi, il presidente
di Telecom ha riaffermato con decisione, a volte con foga, le buone ragioni del suo piano
e, per la prima volta con grande chiarezza, ha preso le distanze dal progetto Olimont,
l'ipotizzata integrazione di Olivetti con Montedison. «Solo fantasie», ha scandito
Colaninno.
Molti operatori però si attendevano
novità sostanziali anche sui termini del riassetto che dovrebbe portare Tim sotto il
controllo della holding Tecnost. E queste novità, per il momento, non sono arrivate,
anche se è stata annunciata la possibilità di modificare il concambio tra Telecom e
Tecnost compreso tra 1,50 e 1,65, ipotizzato la settimana scorsa. Detto questo, il manager
mantovano ha detto che Telecom intende istituire un comitato per «garantire
ulteriormente» gli interessi degli azionisti di minoranza. Basteranno queste novità a
convincere i mercati? Per il momento, a giudicare dalla reazione della Borsa, sembra di
no. Telecom ha chiuso la giornata con una quotazione praticamente invariata (+0,14%),
rispetto a lunedì. Olivetti e Tecnost hanno perso più dell'1% e Tim ha fatto un tonfo di
oltre il 2% perché le stime di utile per il 1999 e il 2000 presentate dai vertici del
gruppo telefonico sono risultate inferiori a quanto sin qui previsto dagli analisti.
Colaninno non si è salvato dalle
contestazioni degli operatori. «Un piano simile compromette la credibilità di chi lo ha
proposto», ha attaccato Francesco Taranto, gestore dei fondi Prime. Colaninno ha
replicato con altrettanta durezza ed è tornato a prendersela con il Financial Times
(«non mi curo delle parole di un piccolo giornalista inglese») e ha attribuito la
reazione dei mercati («si sono bruciati senza motivo 16 mila miliardi») a un «difetto
di comunicazione». Molti addetti ai lavori restano comunque perplessi di fronte alla
proposta di emettere nuove azioni di risparmio Tecnost. Altri invece si chiedono fino a
che punto Colaninno potrà modificare i concambi, visto che in questo caso la quota di
Olivetti nella Tecnost potrebbe diluirsi fin sotto il 40%.
Il numero uno del gruppo telefonico ha
poi spezzato l'ennesima lancia per le «straordinarie possibilità di crescita di
Telecom». Ha confermato i tagli nel personale (13 mila in due anni) e la vendita delle
attività non strategiche (Sirti, assicurazioni Meie, Italtel) entro metà del 2000. E
infine ha annunciato che non avrà riguardi nei tagli alle spese superflue, citando ad
esempio i 245 miliardi annui in consulenze varie o i 30 miliardi spesi in regali di
Natale. Oggi nuovo esame con gli investitori a Londra.
Vittorio Malagutti,