Tim guadagna 3000 miliardi

ROMA (m.e.) - Utile netto 2.994 miliardi. A sottolineare con le cifre l'importanza del settore telecomunicazioni arrivano i dati di bilancio di Tim, prima azienda europea di telefonia mobile con 20 milioni di clienti in Italia e 14 milioni nelle partecipate estere. Nel '99 l'utile netto è cresciuto del 18,6%, un po' meno rispetto all'incremento dei ricavi, saliti del 21,2% a 14.425 miliardi di lire. Nonostante l'effetto della concorrenza, il calo delle tariffe è limitato, con un ricavo medio al minuto passato dalle 518 lire del '98 a 489 lire. Il consiglio d'amministrazione di Tim ha anche deliberato sul dividendo, che aumenta del 140% a 325 lire per azione ordinaria e 344 per titolo di risparmio, dividendo in pagamento dal 28 aprile. All'assemblea degli azionisti, che si terrà il 12 aprile, sarà riproposto il piano di acquisto di azioni proprie a un prezzo fra gli 8 e i 24 euro. Se la torta è quella che i numeri di Tim fanno intuire, si comprende l'attenzione che ricevono le novità nel settore tlc. A partire dalla gara per le cinque licenze Umts, il telefonino che consentirà di vedere la tv e trasmettere immagini, oltre che navigare su Internet. Il ministro delle Comunicazioni, Salvatore Cardinale, ha ribadito che a suo avviso la Rai dovrebbe partecipare alla gara alleandosi con Wind, un'ipotesi giudicata "non insensata", mentre il Polo ha accusato il governo di muoversi in modo dirigista. Intanto il principale protagonista delle telecomunicazioni in Italia, Roberto Colaninno, in un convegno nella sua Mantova - e prima di incontrare a cena, insieme a imprenditori e banchieri mantovani, il premier Massimo D'Alema - ha spiegato che se l'Italia ha ancora un'azienda telefonica di rilievo ciò è dovuto a un mezzo miracolo, oltre che all'attenzione del governo. Secondo il presidente e amministratore delegato di Telecom, infatti, in Italia manca una grande borghesia, disposta a investire e a rischiare. E mancano anche i banchieri lungimiranti, visto che solo cinque mesi prima che esplodesse il fenomeno della new economy molte banche hanno disinvestito in Telecom Italia. Colaninno è anche ben attento a difendere le rendite di posizione derivanti dall'ex monopolio. E così ieri è tornato ad attaccare l'Authority comunicazioni, colpevole a suo avviso di aver depennato il doppio canone, cioè il contributo di 180.000 lire per i clienti che passano alla concorrenza con la preselection. "Cosa vogliono? - ha ironizzato Colaninno - che rinunci a 4.500 miliardi di deficit dell'accesso e che gestisca in perdita 8,5 milioni di clienti? Bene. Vuol dire che mi sono assicurato un posto in Paradiso".

(La Repubblica)