Omnitel è serena,
piace a tutti
MILANO - "E' vero, abbiamo una certa
esperienza in fatto di cambiamento degli azionisti. Tutti, però, hanno sempre rispettato
il valore della società, l' autonomia del management, le strategie di crescita. Sarà
così anche in futuro". Vittorio Colao, 38 anni, amministratore delegato di Omnitel,
non è preoccupato della febbre dell'Opa che ha coinvolto il suo azionista di maggioranza,
la tedesca Mannesmann, attaccato dalla britannica Vodafone in quello che si preannuncia
come il take over più ricco della storia (oltre 200mila miliardi di lire). "Omnitel
è una società italiana, che ha avuto successo in Italia, che genera profitti ed esporta
innovazione: gli azionisti, tutti gli azionisti hanno interesse a tutelare questo
patrimonio, abbiamo ottimi rapporti con Mannesmann e altrettanto con Vodafone, AirTouch e
Bell Atlantic che sono nel nostro capitale" osserva Colao.
Qual è oggi il "patrimonio" di Omnitel?
"Siamo partiti il 7 dicembre 1995. Dopo appena quattro anni Omnitel può contare su 9
milioni di clienti, ha creato 8mila posti di lavoro diretti e altrettanti nell'indotto,
investe circa 2mila miliardi l'anno. Omnitel è il secondo operatore di telefonia
cellulare in Europa".
Quanto vale Omnitel?
"Posso citare alcune stime recenti di analisti indipendenti: la cifra più bassa è
di 55mila miliardi, quella più alta di 65mila miliardi".
Non teme che una battaglia finanziaria come quella che si profila tra Mannesmann e
Vodafone possa danneggiare la società?
"No. Omnitel ha i suoi piani e continuerà a svilupparli. La società ha una
centralità sul mercato italiano che non può essere discussa. E poi io considero queste
operazioni di aggregazione, di cui si parla in questi giorni, come un segno di crescita
dell' industria europea. E' un sintomo positivo".
Per quale motivo?
"Perché questi progetti di crescita dimostrano il dinamismo dell'Europa, la
capacità delle imprese di pensare in grande, alla base di queste iniziative c'è un
disegno strategico che guarda al futuro. Ognuno può dare delle valutazioni diverse, ma
non c'è dubbio che in questo modo i protagonisti europei delle comunicazioni si pongono
al livello dei grandi competitori americani".
All'inizio dell'anno Omnitel era controllata dall'Olivetti, in estate è stata ceduta a
Mannesmann, sarebbe un record se passasse a un altro azionista prima del 2000.
"Il mondo delle comunicazioni oggi è questo. Può sorprendere, ma è così, è
sufficiente mettere in fila tutte le fusioni e acquisizioni avvenute negli ultimi mesi.
Niente è più lo stesso. Personalmente penso che in Europa il processo di concentrazione
sia solo all'inizio, vedremo operazioni ancora più rilevanti".
Quale contributo offre Omnitel a Mannesmann?
"Innanzitutto siamo una società che genera profitti. Nei primi nove mesi di
quest'anno abbiamo realizzato un utile di 1105 miliardi su un fatturato di 5125 miliardi.
E alcune nostre innovazioni vengono seguite a livello europeo da Mannesmann, ad esempio la
nostra strategia su Internet con le applicazioni Wap".
Che cosa diventerà Omnitel?
"Una compagnia, spero ancora all'avanguardia, di comunicazioni, di servizi, di voce,
di dati, di commercio elettronico, basata sul Web e sul telefonino".
RINALDO GIANOLA
(La Repubblica)
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