Iridium: un piano in extremis Sarà la rete a salvare i satelliti?

Potrebbero essere salvati all'ultimo momento i 66 satelliti della costellazione Iridium. È stato infatti presentato un piano per il riutilizzo dei satelliti come rete di trasmissione di pubblicità e notizie su Internet solo pochi giorni prima dalla loro messa fuori orbita, dopo il fallimento del consorzio guidato dalla Motorola, un flop già classificato come uno dei venti più pesanti della storia industriale americana, con i cinque miliardi di dollari di investimenti andati in fumo. La Merit Studios Inc. una piccola compagnia americana di software e di e-commerce ha proposto un piano per riciclare i satelliti per le comunicazioni mobili globali come rete per la trasmissione di dati, in particolare di pubblicità, notizie e software, destinati ai provider di servizi su Internet. La nuova impresa sarebbe resa possibile da un innovativo software prodotto dalla Merit per la compressione di dati. Secondo quanto rende noto la rivista specializzata in tecnologia dell'informazione on line, Wired, il «chief executive» della Merit, Michael John, ha inviato una mail agli avvocati che curano il fallimento di Iridium, con il piano della sua iniziativa. John propone la creazione di una joint venture fra Iridium e Merit che darebbe vita a una nuova compagnia, privata dei debiti accumulati dal consorzio. I creditori di Iridium sarebbero ripagati in parte con azioni della joint venture e in parte dai nuovi profitti. La distruzione dei satelliti, destinati senza l'intervento della Merit ad essere bruciati dall'impatto con l'atmosfera terrestre già a partire dalla prossima settimana, durerà due anni e costerà quasi cento miliardi di lire, contro i 19 miliardi al mese che costano i 66 satelliti nella loro orbita corretta. Iridium, il frutto di un'idea nata nel 1997, non era riuscita a coinvolgere il numero sufficiente di clienti: solamente 55mila persone avevano deciso di dotarsi del costoso e poco maneggevole telefonino che non arrivava neanche a «prendere» negli spazi chiusi.

(Il Sole 24 ore)