Telecom cambia per guadagnare di più

AVANTI signori, Telecom cambia. Manco il tempo di archiviare l’accordo sindacale sugli esuberi e Roberto Colaninno annuncia una nuova rivoluzione organizzativa. E niente, o quasi sarà come prima. «D’ora in poi - promette Colaninno - ai vertici delle società non ci saranno più dirigenti amministrativi, per quanto bravi e scrupolosi. Ma imprenditori, con ampie deleghe. Una in particolare...». Cioè? «Creare valore, far guadagnare di più. E, naturalmente, guadagnare di più». Può essere questo il motto della «corporate governance» targata Colaninno, frutto di un piano concordato a tappe forzate con la Mc Kinsey, da cui nascerà la Telecom della «new economy», capace di offrire tariffe in calo nei servizi tradizionali e di battere la concorrenza su quelli nuovi. La sensazione, Colaninno, è che la concorrenza comincia a mordere i vecchi monopoli. E‘ così? «Io credo che solo con la concorrenza si può creare valore. Ma, in tutta sincerità, credo che sia meglio partire da un ex monopolio, così come ho trovato Telecom e andare verso la concorrenza che non viceversa. Purché, naturalmente, si abbiano le idee chiare». Ovvero? «Primo, tenere i piedi per terra e non dimenticare l’obiettivo di un bilancio sano. Secondo, avere una strategia precisa nel campo dell’innovazione che parta dall’esigenza di soddisfare i clienti. Terzo, non dimenticare il mercato con cui ti devi confrontare. Le piccole e medie imprese, ad esempio, che hanno ormai capito che la battaglia della produttività si gioca ormai sul terreno delle tecnologie dell’informazione e non solo sui tagli di personale». Ed è il mercato più redditizio... «Vero. L’azienda delle telecomunicazioni capace di dare risposte semplici a domande così complesse farà bingo. Ma per riuscirci occorre avere la testa giusta. Per questo era necessario ridisegnare la mappa di Telecom». Perché è così importante la nuova organizzazione? «Innanzitutto, perché i manager avranno a disposizione l’autonomia necessaria per lavorare e far crescere l’azienda. Si è tanto parlato in questi giorni dei poteri che avrà Pellicioli in Tin.it». E che poteri avrà Pellicioli? «Tutti quelli di cui dispone un imprenditore. Lui, come tutti gli altri amministratori dei nostri business, sarà messo in condizioni di agire con ampie deleghe». Ma davvero Colaninno si spoglierà dei poteri che contano? «Noi in Telecom manteniamo, come è ovvio, il potere di controllo e di coordinamento. Il nostro ruolo sarà quello di giudicare le azioni del management, anzi dei nostri imprenditori che operano sul campo». I cordoni della borsa li tenete voi... «Facciamo esempi concreti. La responsabilità degli acquisti passa alle società operative. La strategia sul personale tocca alla capogruppo, la gestione concreta alle operative. E lo stesso vale per la pubblicità operativa mentre la cura dell’immagine di gruppo resta al piano superiore. Il campo d’azione del management, insomma, sarà enorme. Lo sa l’importo degli affari che ruotano in un solo giorno attorno alle Pagine Gialle?». Dica... «Un miliardo di euro. Il che vuol dire 250 miliardi di euro all’anno per 250 giorni lavorativi. Pensi che cosa si può fare con una base del genere». Ci anticipi la missione di Pellicioli... «Si tratta di sviluppare il commercio elettronico, di offrire nuovi servizi, dall’intrattenimento alla soddisfazione delle esigenze della clientela affari, di sviluppare il settore del ‘’business to business’’, cioè del commercio intraziendale». Poi c’è l’Umts... «Anche nel campo dei telefonini ci sarà la massima autonomia. L’obiettivo, è ovvio, è di passare dalla telefonia a Internet grazie alla banda larga». Intanto le telefonate continuano a costare più che in altri Paesi. O no? «Parliamo di telefonia fissa, allora. Qui ci saranno grandi novità. Divideremo l’azienda in tre: i servizi voce, innanzitutto. E qui non ci sono storie: i costi, e di conseguenza i prezzi, devono scendere. Poi avremo Datacom che si occuperà di trasmissione dati. Qui l’obiettivo sarà di creare valore con nuovi prodotti. E lo stesso vale per i call center». Poi ci sono le altre attività. Qualcuna, a suo tempo, sembrava in vendita. Come la Finsiel... «Proprio ieri Deutsche Telekom ha comprato un’azienda di servizi informatici. Noi ne abbiamo una in casa bell’e pronta, del tutto coerente con le nostre strategie». Scusi Colaninno, finora si è parlato di sviluppo. Ma qui siamo di fronte a 13 mila esuberi... «Abbiamo firmato un accordo che favorirà gli investimenti nel Sud, nella formazione e che utilizzerà tutti gli strumenti a disposizione per attutire i problemi sociali. Devo dire grazie al sindacato, un interlocutore attento, con tanta voglia di costruire».

Ugo Bertone

(La Stampa)