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Telefonini, licenze ai tempi supplementari ROMA — La crisi di governo che si aprirà oggi dà un colpo di freno all’assegnazione delle cinque licenze per i telefonini di terza generazione, i cosiddetti Umts. La riunione del comitato dei ministri che doveva proprio oggi scegliere l’advisor per la gara slitterà, sia per il momento politico, sia per l’assenza da Roma del ministro del Tesoro Giuliano Amato, impegnato a Washington con il Fondo monetario internazionale. Viene così rinviata anche l’attesa correzione di rotta sui criteri di assegnazione: l’impostazione seguita finora è quella della licitazione privata, che in sostanza giudica le candidature su una serie di parametri di validità e credibilità del piano industriale. Da qualche settimana aveva incominciato a farsi strada all’interno del governo l’esigenza di seguire l’esempio inglese: nel Regno Unito si è deciso di assegnare le licenze semplicemente con un’asta al miglior offerente, sia per massimizzare l’introito per le casse pubbliche nel momento in cui si cede in uso una risorsa assai scarsa come le frequenze radio, sia perché si ritiene che le decisione di offrire una cifra più alta è la miglior garanzia della qualità industriale del progetto. Le offerte avanzate in Gran Bretagna per le cinque licenze in palio hanno raggiunto complessivamente i 21,4 miliardi di sterline, oltre 69 mila miliardi di lire. In Italia invece l’Authority per le comunicazioni si è limitata a fissare una soglia minima per l’offerta finanziaria tra i 350 e i 550 miliardi. Alla polemica montante ha replicato ieri il presidente dell’Authority, Enzo Cheli: «In realtà l'Authority ha indicato un percorso intermedio tra la licitazione e l'asta, dando un valore anche all'offerta economica. Oggi è in atto un confronto per decidere a quale livello attestare l'offerta di partenza. Nessuno vende le frequenze per un piatto di lenticchie, questa è una stupidaggine». Cheli ha ributtato la palla nel campo dell’Antitrust, che si deve esprimere sui meccanismi della gara rispetto ai profili della concorrenza: «Perché - ha spiegato - se si superano certi livelli, si può anche bloccare la strada ad alcuni competitori». Anche il presidente della Rai, Roberto Zaccaria, si è detto sostanzialmente contrario all’asta sulla migliore offerta economica da versare allo Stato: «Sarebbe importante che le cifre sostenute di cui si parla possano essere reinvestite nel settore stesso: qualcosa che assomiglia al concetto di servizio universale, che sarà a carico del sistema imprenditoriale, che sosterrà direttamente l'onere delle esigenze di socializzazione dei servizi». Per Zaccaria in questo modo si potrebbero finanziare gli investimenti sociali come favorire il diritto a tutti i cittadini ad entrare in Internet con lo stesso tipo di valore dei contenuti. Giorgio Meletti (Il Corriere della sera) |