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Urbane, il "trucco" c'è e ora l'Authority indaga ROMA - Il trucco c'era. Sulle telefonate urbane il passaggio dagli scatti ai secondi è stato fatto fidandosi di numeri a campione e non "sulla base dei consumi complessivi del 1998", come si era finora creduto e come aveva assicurato l'Authority comunicazione al Parlamento. In effetti la stessa Authority di Enzo Cheli, dopo le denunce della stampa, aveva aperto un supplemento di inchiesta dal quale è risultato, appunto, che i numeri forniti da Telecom non erano così "completi" come l'azienda di Roberto Colaninno aveva affermato, al punto che è stato affidato a un istituto universitario il compito di veder chiaro sulle cifre. Il caso era emerso lo scorso autunno, in occasione del passaggio dalla Tut alla Tat (cioè dagli scatti ai secondi). Ma è un caso più che mai attuale, perché dallo scorso primo novembre le bollette sono pagate in base ai numeri snocciolati da Telecom. SCATTI E SECONDI. Il primo novembre 1999 il sistema di tariffe di Telecom è diventato a secondi. Per le chiamate urbane si è passati da uno scatto di 152 lire (Iva compresa, tariffa ordinaria) ogni 220 secondi a uno scatto iniziale di 120 lire più una tariffa al minuto di 37 lire. Il nuovo sistema ha come conseguenza un risparmio per le chiamate brevi (fino a 53 secondi); un rincaro per le chiamate da 54 secondi a 3 minuti e 40 secondi; un alternarsi di risparmi e rialzi per telefonate più lunghe. L'84% delle conversazioni, però, si conclude entro i 220 secondi, per cui è qui che ci sono le conseguenze economiche di rilievo. INVARIANZA DI SPESA. Il passaggio dalla Tut alla Tat doveva avvenire in condizioni di invarianza di spesa. "Al fine di effettuare i controlli - scriveva l'Authority al Parlamento il 21 ottobre scorso - l' Autorità dispone di informazioni estremamente dettagliate sui consumi relativi al 1998". I DATI TELECOM. Secondo Telecom gli italiani per le telefonate urbane fanno molte (il 48%) chiamate brevi, dove si risparmia il 10% circa, e poche (il 36%) di durata media, per le quali si paga il 34% in più. L'INCHIESTA. Possibile che le telefonate brevi fatte in città siano molte di più di quelle di durata media? Dopo un'inchiesta giornalistica si scoprì che Telecom nel 1997 aveva fornito al ministero delle Comunicazioni cifre che dicevano il contrario: le telefonate brevi erano il 35% e quelle di durata media il 49%. Telecom replicò sostenendo che l'Authority aveva ricevuto in modo "completo tutti i dati di traffico necessari ad effettuare le verifiche" e che lo scostamento dei dati di traffico da un anno all'altro si spiegava con il "miglioramento dei metodi di rilevazione oltre che con il cambiamento delle abitudini della clientela". L'AUTHORITY. Affare chiuso? No perché lo scorso novembre Cheli ha chiesto a Colaninno maggiori lumi sulle cifre. E Colaninno ha dovuto ammettere che i dati forniti non sono poi così completi, ma si basano su un campione, sia pure ritenuto affidabile. Ma a Cheli le assicurazioni non sono bastate: le telefonate urbane sono un affare da 4.000 miliardi l'anno, per cui anche uno scostamento dell'un per cento ha effetto in bolletta. L'Authority perciò ha deciso di affidare a un'Università la verifica del campione di Telecom. In attesa dei dati del 1999 che saranno, si promette, davvero completi. Marco Esposito (La Repubblica) |