Licenze Umts, le regole di Amato

MILANO — Asta doveva essere. Asta sarà. Ma non si può dirlo. Per l’assegnazione delle cinque licenze per i cellulari Umts, i telefonini di terza generazione con i quali si potrà navigare ad alta velocità su Internet, il Comitato dei ministri si è allineato alle indicazioni dell’Antitrust e ieri ha dato il via libera a una gara che è un po’ beauty contest e un po’ asta basata sui rilanci. Una sorta di «terza via», insomma, dettata dalla necessità. Non si poteva infatti scegliere la formula dell’asta pubblica «pura» come in Gran Bretagna, sia perché non esiste nell’ordinamento italiano, sia perché avrebbe significato sconfessare l’impianto predisposto dall’Authority e ricominciare tutto daccapo. E, contemporaneamente, non ci si poteva blindare sulla ricetta della licitazione privata, come indicato proprio dall’Autorità per le Comunicazioni, perché i prezzi delle cinque licenze da assegnare (fra i 350 e i 500 miliardi ciascuna) non avrebbero nemmeno avvicinato quei 25 mila miliardi complessivi che il presidente del Consiglio, Giuliano Amato, ha indicato come «il minimo che lo Stato intende incassare». Così, dal Comitato dei ministri, a cui ieri hanno partecipato lo stesso Amato e i responsabili delle Comunicazioni, Salvatore Cardinale, dell’Industria Enrico Letta, della Funzione pubblica Franco Bassanini, della Difesa Sergio Mattarella e del Tesoro Vincenzo Visco, è uscita una competizione in due tempi: il primo a licitazione privata, in cui verranno esaminati i diversi progetti presentati dai candidati, sia dal punto di vista industriale, sia della realizzazione della rete, degli investimenti, dell’occupazione. Poi, esaurita questa specie di abilitazione a concorrere, partirà la gara dei rilanci economici. Chi offre di più, vince. E non ci saranno corsie preferenziali, con prezzi agevolati, per le società debuttanti sul mercato dei cellulari. «La gara attraverso il meccanismo dei rilanci ci consentirà di aggiudicare le licenze in modo trasparente» ha spiegato il ministro della Funzione pubblica, Franco Bassanini. Quanto ai tempi, il ministro Cardinale ha preannunciato che la graduatoria potrebbe essere pronta «fra ottobre e novembre» per arrivare all’avvio commerciale «entro il primo gennaio 2002». Molto cauti i primi commenti delle aziende pronte alla gara. Vittorio Colao, amministratore delegato di Omnitel, si è limitato a sottolineare che «l’importante è che ci siano regole molto chiare e uguali per tutti». E sulla stessa linea il numero uno di Telecom-Tim, Roberto Colaninno. Di certo, l’annunciato caro-licenze ha penalizzato ieri tutti i titoli di telecomunicazioni in Borsa, con discese che vanno dal 3% di Tiscali fino al 5% di Tim. Tantopiù che la Goldman Sachs ha ribadito di aspettarsi dalla gara di rilanci un introito totale vicino ai 60 mila miliardi, oltre il doppio di quanto indicato da Amato. I più preoccupati appaiono i newcomers, i nuovi entranti. Indicativo il botta e risposta di ieri, in audizione alla Camera, fra il leader di Andala, Renato Soru, e Roberto Colaninno. «Le reti di telecomunicazioni devono appartenere a tutti, non solo a chi paga di più», è sbottato Soru. Replica di Colaninno: «Gli operatori devono competere tutti in modo uguale, chi non ha i soldi resti fuori. Sono contento per Soru che si è fatto un sacco di quattrini grazie alle reti Telecom». Controreplica: «Non me ne frega nulla di questi soldi, ne avevo già prima abbastanza per vivere». Ma, al di là della polemica, Soru ha ammesso che Andala «sta discutendo con operatori stranieri per allargare la compagine azionaria». Tanto è bastato per ridare fiato alle voci che vorrebbero scendere in campo accanto all’inventore di Tiscali il colosso Deutsche Telekom. Ma, oltre a quelli già presenti, altri gruppi internazionali sembrano interessati all’Umts italiano, a partire da WorldCom.

Giancarlo Radice

(Il Corriere della sera)