Umts, cinque gestori per il boom di Internet
Entro il 2002, quindi, i gestori dovranno far diventare realtà quello che oggi si anticipa nei convegni, con grafici e schermi luminosi: se il computer non è riuscito ad entrare in tutte le case degli italiani come fece il televisore, ci riuscirà il telefonino Umts. Sarà lui il vero protagonista del "boom" di Internet: servizi online a disposizione non più in ufficio o a casa, ma sul cellulare, quindi in treno o in macchina, solo usando la tastiera. Si potrà guardare lo schermo dove scorrono le immagini di un film o quelle di una partita, ricevere un estratto conto stando comodamente in poltrona o chiudere un affare, con tanto di firma digitale e versamento su carta di credito. Insomma, la nuova tecnologia della terza generazione dei telefoni cellulari, rappresenta una vera e propria rivoluzione, in arrivo con scadenze dettate da accordi europei. Ecco perchè il governo non intende perdere tempo. E il mercato italiano, con i suoi 28 milioni di cellulari attivi, vicino alla metà della popolazione, rappresenta un mercato molto appetibile: se ce ne fosse bisogno i segnali incoraggianti che arrivano dalla Borsa per i titoli Internet sono una conferma giornaliera. Logico che le aziende leader nel settore siano già in fermento, e attendono con ansia di sapere quali saranno i criteri della concessione. Gli interrogativi, dunque, fioccano. Il primo: se ministero e Autorità sono orientati a concedere cinque licenze e gli attuali gestori di telefonia mobile sono attualmente quattro (Tim, Omnitel, Wind e Blu), chi sarà il quinto in arrivo? Al convegno romano al quale ha partecipato anche Mario Lari per l'Autorità, il ministro ha ribadito che si tratterà di "una vera gara": il che vuol dire che non è detto che gli attuali quattro gestori si vedranno automaticamente assegnati tutte le licenze meno una. Ecco perchè Omnitel si fa sentire subito e illustra le sue sperimentazioni in corso in 15 stazioni radio a Torino, per compiere con l'Umts quello che "non è solo un salto tecnologico" ma una vera, pervasiva rivoluzione, grazie ad una velocità di trasmissione di dati oggi impensabile. Ecco perchè prende la parola anche il gruppo Tiscali, che con Franco Bernabè chiede garanzie al ministro: "Noi parteciperemo alla corsa, con la società Andala, siamo i più idonei perchè specializzati proprio su Internet, che sarà il vero futuro dell'Umts: ma le regole per l'assegnazione delle frequenze dovranno prevedere delle compensanzioni per i nuovi arrivati, che devono essere messi in grado di avere le stesse possibilità di riuscita". E poi, conclude, "noi non faremo partnership con stranieri". Il ruolo degli stranieri: verranno in Italia per aggiudicarsi una fetta di mercato tra le più promettenti del mondo? Il ministro Cardinale replica: "Non temo colonizzazioni, le aziende italiane sono leader in Europa. Ovviamente, tra i venti soggetti che sono interessati ce ne sono molti che hanno capitali stranieri. Ma non c'è niente di cui temere". E come verranno concesse le frequenze? Per l'Autorità garante, Lari anticipa un particolare: "L'assegnazione avverrà con un sistema misto, tra quello di un'asta e quello di una gara. Sarà una licitazione privata che prevede un onere finanziario per gli aspiranti". Il costo? Non è stato ancora definito, ma "oscilla, come ipotesi, tra i 1000 e i 2500 miliardi". A richiesta, il ministro Cardinale non commenta: nessuna anticipazione di troppo, la partita è troppo seria, "il più grande cantiere aperto del terzo millenio" sta per arrivare in Italia. NANNI VELLA |