Cresce il risultato operativo, cala l'utile di gruppo
Le linee installate hanno ormai
superato i 26 milioni. E il 9%
sono collegamenti veloci Isdn
ROMA - Roberto Colaninno si prepara con tutta
probabilità a dare il via alla fusione di Telecom Italia con Tecnost, la scatola
finanziaria utilizzata dall'Olivetti per scalare il gruppo telefonico, che oggi controlla
con il 52,123% delle azioni ordinarie. Il consiglio di amministrazione di Telecom, che si
è riunito ieri per approvare i conti della semestrale, si è riconvocato per il 9 ottobre
con due punti all'ordine del giorno: il riassetto finanziario del gruppo (con la fusione
Telecom-Tecnost come soluzione più probabile per accorciare la catena di controllo) e il
buy back (cioè riacquisto) delle azioni di risparmio.
Nel frattempo i conti al 30 giugno del gruppo
Telecom, che fotografano in pratica i risultati della gestione precedente affidata a
Franco Bernabè, confermano l'immagine ormai consolidata del gruppo: il fatturato
consolidato cresce poco, e soprattutto grazie ai telefonini di Tim, la redditività rimane
sostanzialmente stabile, la telefonia fissa fatica un po' anche se le nuove linee Isdn
cominciano a farsi spazio sul mercato.
I ricavi consolidati lordi sono stati nel semestre
pari a 25.382 miliardi, ma al netto delle quote spettanti ad altri operatori (per il
pagamento delle interconnessioni) si sono fermati a 23.231 miliardi, in crescita del 6,2%
rispetto al primo semestre del '98. A far crescere il fatturato ha contribuito anche
l'ingresso nell'area di consolidamento delle due società controllate in Brasile. Il
margine operativo lordo è stato di 11.889 miliardi, in crescita del 4,7%, mentre l'utile
consolidato di competenza si è fermato a 1.764 miliardi, in calo del 30% rispetto al
periodo precedente: secondo Telecom Italia la flessione è dovuta in gran parte a minori
partite straordinarie attive per 614 miliardi e a una incidenza fiscale superiore di circa
il 10%. Il gruppo Telecom archivia comunque il primo semestre con un netto contenimento
dell'indebitamento finanziario netto, che dopo aver raggiunto a fine '98 i 15.609 miliardi
è tornato a 12.458 miliardi, praticamente lo stesso livello del primo semestre '98. Al 30
giugno '99 i dipendenti del gruppo sono 125.552.
Più complicata, naturalmente, la situazione della
capogruppo: Telecom Italia ha infatti la sua attività tipica concentrata sulla telefonia
fissa, la più esposta alla concorrenza e ai mali di fine monopolio (tra cui i tagli
tariffari decisi dall'Authority), oltre che alla «cannibalizzazione» del traffico voce
da parte dei cellulari. I ricavi lordi del semestre sono arrivati a 18.016 miliardi, ma al
netto delle quote spettanti agli altri operatori accusano una flessione dell'1,6% rispetto
al primo semestre '98. Il margine operativo lordo, a 8.066 miliardi, accusa una flessione
del 3,7%, e in calo è anche il risultato prima delle imposte, mentre l'utile netto,
grazie a una minore incidenza fiscale, sale del 4,3%, a quota 1.566 miliardi.
Per quanto riguarda i dati di mercato, tornano a
crescere le linee installate (sono 26.230.000), soprattutto grazie a quelle Isdn (linee
digitali veloci) che sono ormai il 9% del totale. Quanto a Internet, gli abbonati al
servizio Tin hanno superato quota 625 mila: in un anno sono quasi triplicati.
Giorgio Meletti,