Infostrada contesta il supercanone

ROMA-Altolà a Telecom Italia: sarà battaglia se l’ex monopolista chiederà davvero un "supercanone" per concedere l’uso dei tratti finali delle linee telefoniche agli altri operatori (si veda «Il Sole-24 Ore» di ieri). A scendere in campo è Riccardo Ruggiero, amministratore delegato di Infostrada. Che ha però in serbo una contromossa: la sua azienda si sta attrezzando per ridurre al minimo la necessità di ricorrere all’affitto dei collegamenti residenziali di Telecom. Con il ricorso, anche per i telefoni delle famiglie, a collegamenti radio in grado si saltare completamente la vecchia connessione di Telecom Italia. «Abbiamo una licenza nazionale in tecnologia punto-multipunto Lmds e aspettiamo con ansia — fa sapere Ruggiero — l’avvio della gara per l’assegnazione delle frequenze che ci dovrebbe vedere in pole position dopo le sperimentazioni positive che abbiamo condotto a Padova, Ivrea e Milano». Ma Infostrada punta anche — precisa — «su altre modalità di accesso, sfruttando i diritti di passaggio sulle reti cablate di terzi e su quelle che si potranno realizzare in aggiunta a quanto da noi già realizzato: quasi 6mila chilometri di fibra ottica e 350 chilometri di rete di accesso in nove città italiane». Il supercanone da 30mila lire mensili per l’unbundling dei collegamenti locali ipotizzato da Telecom? «Non mi sorprende — risponde Ruggiero — visto il corrispettivo già chiesto per la carrier preselection. E sono comunque convinto — prosegue il numero uno di Infostrada — che questo corrispettivo, quanto meno inizialmente, non sarà orientato ai costi come invece richiede la direttiva dell’Unione Europea. Va detto, poi, che oltre ai costi proporzionati saranno importanti i tempi operativi per la messa a disposizione del doppino telefonico e della rete di accesso. C’è il rischio concreto — avverte Ruggiero — che questi tempi siano molto lunghi, con la conseguenza di accollare ulteriori oneri, diretti e indiretti, agli operatori nuovi entranti». Telecom motiva la sua richiesta con il forte deficit di accesso relativo alle linee di oltre 10 milioni di utenti residenziali, ma «non c’è alcun rapporto tra le due cose. Non è pensabile ritardare la liberalizzazione, e quindi il processo di sviluppo dei servizi di telefonia in Italia, in attesa che si risolva il problema del deficit d’accesso. Tanto è vero che negli altri Paesi — replica Ruggiero — è stato escluso un rapporto di subordinazione tra completamento del processo di liberalizzazione e deficit di accesso». Intanto Infostrada offre anche agli utenti domestici nuove modalità contrattuali a forfait che appaiono molto convenienti per i consumatori, anche se le linee "fisiche" rimangono quelle della Telecom, a cui deve pagare i diritti di transito. Ci perde o ci guadagna? «Abbiamo avuto coraggio — si limita a rispondere Ruggiero — come ne abbiamo avuto nel settembre del ’98, quando siamo partiti con i servizi voce residenziali mentre il listino di interconnessione non era ancora stato avallato dall’Authority. Spero che ciò serva ad accelerare la definizione delle regole e delle modalità per l’accesso "all’ultimo miglio", soprattutto perché questo è nell’interesse del mercato».

Federico Rendina

(Il Sole 24 ore)