Madrid blocca Telefónica-Kpn

MADRID Come già preannunciato in mattinata da tutti i media, il governo spagnolo ha minacciato di usare la «golden share» per bloccare la fusione tra la spagnola «Telefónica» e l’olandese «Kpn», che avrebbe fatto nascere la nona azienda di telecomunicazioni del mondo per capitalizzazioni di Borsa e la quarta di Eurolandia. A meno che il governo di Amsterdam, che è il maggiore azionista di «Kpn» con il 43,25%, non la privatizzi «in modo irreversibile ed immediato». Dopo questo «niet», l’assemblea straordinaria convocata ieri da «Telefónica» a Madrid per approvare la fusione si è chiusa con un nulla di fatto: ogni decisione è stata rinviata oggi. Ma l’azienda ha perso in Borsa il 2,35%. Le ragioni del governo popolare del premier Aznar, acerrimo propulsore della liberalizzazione delle telecomunicazioni (proprio «Telefónica» fu la prima azienda statale che mise sul mercato nel ‘97) sono sacrosante. Se si consumasse adesso la fusione, si avrebbe il paradosso che lo Stato olandese si trasformerebbe nel primo azionista del nuovo gigante delle telecomunicazioni, con il 17% del capitale. Con un inedito interventismo, è stato proprio Rodrigo Rato, il ministro dell’Economia e secondo vice premier dell’Esecutivo di Madrid, a comunicare ieri la minaccia del veto con una lettera al governo dei Paesi Bassi. Rispondendo ad una missiva del 3 maggio scorso del suo collega olandese Jerrit Zalm, il potentissimo Rato afferma: «Per il nostro governo è essenziale ridurre al massimo le partecipazioni statali nelle imprese che operano e competono nei mercati privati, con l’obiettivo di garantire la trasparenza e la effettività del processo di privatizzazione. E questo cozzerebbe con la presenza dello Stato olandese in «Kpn». Poi la lettera di Rato paventa la spada di Damocle: «Il diritto alla golden share nel caso di "Telefónica" è chiarissimo: lo Stato può usarla fino al 2007 perché il capitale scambiato sarebbe superiore al 10%». La lettera di Madrid ha già provocato i primi effetti. Secondo l’agenzia «Europa Press», «il governo dell’Aia metterebbe sul mercato una parte significativa di "Kpn" entro il gennaio del 2001». Ma probabilmente non quanto pretende Madrid. Recentemente Zalma ha comunicato al «Sec» statunitense che il suo governo non prevede di diminuire la sua partecipazione sotto quota 33% prima del 2004. La fusione frustrata, almeno per il momento, avrebbe permesso al nuovo gigante di giocare tra i grandi del mondo. Con una capitalizzazione di Borsa di 24.250 miliardi di pesetas, un fatturato di 5.280 miliardi di pesetas, 46 milioni di clienti nella telefonia fissa, 22,5 milioni in quella cellulare e 2,6 milioni di internauti, il progetto della nuova holding prevedeva uno scambio azionario di tre azioni della «Kpn» per ogni 2 di «Telefónica».

Gian Antonio Orighi

(La Stampa)