Telecom, blitz
dei piccoli soci "Tecnost vale molto meno"
MILANO - Roberto Colaninno torna dal
Sud America, ma non ha nemmeno il tempo di rifiatare: scoppia la grana del concambio
Telecom-Tecnost, il suo piano di riassetto è di nuovo contestato, in mezza Europa si
moltiplicano le trame di feroci take over sulle telecomunicazioni. Come se non bastasse la
Borsa si interroga su quante Bell sono presenti nell'Olivetti. C'è di sicuro la Bell,
società di diritto lussemburghese, braccio finanziario della cordata padana, che vuole
salire dal 14,7% al 20% dell'Olivetti e difendere così l'investimento nella scalata
Telecom. Ieri il Monte Paschi di Siena ha ufficializzato l'ingresso nella Bell con una
quota del 10%. E in piazza Affari, negli ultimi giorni, hanno preso consistenza le
indiscrezioni che ci sarebbe anche una seconda Bell, la Bell Atlantic, grande operatore
statunitense di telecomunicazioni, che dopo aver dato una mano al progetto Omnitel, e
avendo tentato a suo tempo di prendere il controllo del gestore di telefonia cellulare Gsm
finito poi a Mannesmann, oggi ambirebbe ad assumere una posizione rilevante sul ricco
mercato italiano. Magari offrendo collaborazione a Colaninno.
Il presidente di Olivetti e di Telecom si trova in mezzo al guado. Il suo piano di
riassetto del gruppo, basato sul passaggio di Tim da Telecom a Tecnost, non riscuote molti
consensi e il tempo non attenua i contrasti. Oltre alla riorganizzazione, Colaninno deve
stabilizzare il controllo di Olivetti che, ai prezzi attuali, è un bocconcino prelibato
per chiunque volesse entrare nelle telecomunicazioni italiane. Sui mercati europei la
temperatura attorno alle varie telecom sta salendo vertiginosamente, Vodafone-France
Telecom studiano una scalata da 130mila miliardi di lire a Mannesmann che, a sua volta,
cerca nuovi alleati e alza le difese. Ieri Telecom (+3,8%) è tornata sopra i 9 euro, con
forti strappi di prezzo che hanno contagiato anche Olivetti, Tecnost e Tim. In questa
congiuntura Colaninno e i suoi amici non sono certo tranquilli nemmeno col 20% di
Olivetti, forse un alleato ricco e potente come Bell Atlantic potrebbe garantire la
stabilità del controllo di Olivetti e un partner qualificato per Tim. Si vedrà.
Per adesso Colaninno, che oggi incontra i titolari dei negozi Insip, deve dirimere la
questione delicata del riassetto. C'è aria di nuovi scontri. Ieri il rappresentante degli
azionisti di risparmio Telecom, Carlo Pasteruis, ha divulgato la valutazione sul concambio
chiesta alla Deloitte & Touche. Il rapporto, per essere congruo, non dovrà essere a
2,5 azioni Tecnost per ogni azione Telecom. Il consiglio di amministrazione di Telecom
aveva ipotizzato un rapporto di 1,5-1,65, dichiarando la disponibilità ad ascoltare del
comitato formato dai consiglieri indipendenti e dell'advisor Salomon Brothers Smith
Barney. Forse la prossima settimana il consiglio di amministrazione prenderà in esame il
problema del concambio.
Il rapporto stimato da Deloitte & Touche è molto distante da quello indicato e
auspicato da Colaninno che, questo è certo, non ha alcuna intenzione di allontanarsi
dalla proposta originaria perché renderebbe debole e probabilmente inutile tutta la nuova
costruzione. Marco De Benedetti, amministratore delegato di Tim, ha definito "non in
linea con le indicazioni del consiglio, si tratta di una valutazione di parte" i
numeri portati dagli azionisti di risparmio. Questi ultimi, a quanto pare, non hanno
alcuna intenzione di rinunciare alla battaglia e minacciano di ricorrere alle vie legali
se verrà confermato interamente il piano di riassetto Telecom. Ci sono anche altri
protagonisti del mercato che si lamentano. Francesco Taranto, amministratore delegato di
Prime (gruppo Generali), sottolinea che non è stata ancora convocata l'assemblea degli
azionisti Telecom per deliberare il buy back sulle azioni di risparmio come promesso da
Colaninno a fine settembre.
RINALDO GIANOLA
(La Repubblica)
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