Telecom sottovalutata cerca nuovi mercati

MILANO - "Adesso guardiamo all'America e al Mediterraneo, possiamo fare qualcosa d'importante nella telefonia mobile. Noi europei siamo bravi nei telefonini e il mercato americano prima o poi esploderà". E' passato un anno da quando un sorprendente tappo di champagne veniva sparato da una finestra di Mediobanca per celebrare la vittoria dell'Olivetti nella scalata a Telecom Italia. Roberto Colaninno ha trascorso dodici mesi pericolosi - "ho avuto momenti di preoccupazione, ma mi sono anche divertito un mondo" - oggi vorrebbe concentrarsi sullo sviluppo di Telecom, ma deve fare i conti con alcune partite finanziarie molto delicate che incalzano. C'è in cantiere la fusione Olivetti-Tecnost e si delinea l'integrazione Seat-Tin.it sulla quale l'Antitrust ha aperto ieri un'istruttoria. "Attendiamo con fiducia e auspichiamo che tutto si concluda rapidamente" commenta in questa intervista il presidente di Telecom. Colaninno, la Borsa penalizza i titoli della sua scuderia. Che cosa succede? "Il mercato ha corretto il valore dei titoli tecnologici e delle società telefoniche. Una cosa è certa: il titolo Telecom oggi è sottovalutato". Il prezzo di Seat è vicino ai 4,20 euro dell'opa di Telecom: tre mesi fa era una specie di diritto di recesso, adesso rischiate di portarvi a casa tutte le azioni e di indebitarvi ancora. "Seat-Tin.it è una delle più grandi operazioni mai realizzate nel campo di Internet. Ha riscosso e riscuote l'apprezzamento degli investitori per la creazione di valore intrinseca alla fusione. La mia fiducia è totale. Seat-Tin.it è un protagonista dell'economia digitale". Ma se tutti i soci Seat aderissero all'Opa l'indebitamento salirebbe di circa 30mila miliardi di lire. Questo è un problema imprevisto per Telecom? "L'Opa si chiude la prossima settimana, aspettiamo i risultati. Mi sembra improbabile che il 100% delle azioni venga consegnato. In ogni caso il costo dell'offerta è già coperto e non esiste un problema di indebitamento per Telecom". Allora parliamo dei debiti certi: Olivetti dopo la fusione con Tecnost avrà un indebitamento di 36.000 miliardi di lire. E' un livello che la preoccupa? "I debiti preoccupano sempre, per definizione. In Olivetti c'è certamente preoccupazione per i debiti, ma c'è anche la consapevolezza di avere a disposizione gli strumenti sicuri per rimborsarli". La flessione dei titoli in Borsa può mettere in discussione la fusione Olivetti-Tecnost? "Assolutamente no. La fusione rappresenta la chiusura del processo di risanamento e di rilancio dell'Olivetti e l'ultimo atto dell' Opa su Telecom. Questa operazione è molto importante, non solo per gli aspetti finanziari. Quattro anni fa, quando arrivai a Ivrea, nessuno avrebbe scommesso una lira sull'Olivetti. Si parlava di chiusura. L'Olivetti, invece, non è scomparsa, è uno dei primi operatori al mondo dell'Information e Communication Technology. E' un grande gruppo senza padroni, è un patrimonio industriale del Paese". Per la verità lei è anche un azionista importante di Olivetti assieme ai molti imprenditori della Bell. Non c'è nessuna volontà di ridurre l'impegno? "No, anzi. La Bell ricostituirà la sua quota nell'Olivetti post-fusione almeno fino al livello attuale del 26%. Le posso dire che c'è ancora la fila di quelli che vogliono entrare". Facciamo una prova, per gioco: a che prezzo lei venderebbe le sue Olivetti? "Io non vendo le mie azioni. Non ci penso nemmeno. Ma sto al gioco e le dico che le mie Olivetti valgono 32 euro per azione". Un anno fa l'Olivetti ha conquistato Telecom, qual è il risultato principale della sua gestione? "Se guardiamo alla Borsa tutti possono constatare che il valore di Telecom e Tim è quasi raddoppiato. Telecom ha fatto molte cose in pochi mesi: c'è stato l'accordo col sindacato sugli esuberi, abbiamo vinto la licenza in Perù e in Turchia, abbiamo venduto la Meie, realizzato l'accordo Seat- Tin.it, impostato una nuova organizzazione, aggiornato la strategia. Insomma, è vero che si può sempre fare di più, ma abbiamo lavorato sodo". E Colaninno cos'ha portato in Telecom? "Ognuno ha il suo stile e i suoi principi. Io mi baso sull'integrità, il rigore, la trasparenza. Penso di aver portato in Telecom quella concretezza, quella praticità tipiche delle aziende lombarde. Non mi piacciono le liturgie burocratiche, le manfrine. La gente mi ha seguito". L'Opa su Telecom è stata positiva per il Paese? "Ha fatto bene al Paese, al mercato, all'Olivetti. Abbiamo imparato a confrontarci con correttezza con gli azionisti di minoranza che hanno il potere di determinare il valore di un'impresa. L'Opa è stata una sfida per tutti. Quando l' ho lanciata molti dicevano che ero matto, ma rivendico almeno il coraggio di averci provato". Qual era e qual è l'obiettivo di fondo della scalata? "Io ho sempre lavorato perchè le telecomunicazioni italiane restassero italiane. Telecom Italia resterà italiana. Anche il dottor Nesi, spesso critico con noi, mi pare abbia capito quello che volevamo". Per questo lei è stato appoggiato dalla politica? "L'Opa è stata lanciata dall'Olivetti con i soldi dell'Olivetti, con quelli raccolti sui mercati internazionali che ci hanno dato fiducia. Non c'è stato alcun disegno politico. Io non frequento le terrazze romane, incontro i ministri solo per problemi industriali e di lavoro". Dopo un anno ci può dire chi sono gli uomini politici e di governo che le sono stati più vicini? "Ho lavorato con i ministri Bersani e Visco, due personalità di governo forti e capaci. Ho ricevuto attestati di stima da D'Alema e da Ciampi. Berlusconi e Cossiga mi hanno incoraggiato e hanno mostrato di apprezzare quello che ho fatto. Niente di strano". Ricorda la battuta di un politico dopo la vittoria dell'Olivetti? "Forse Bersani. Mi disse al telefono: ""E vai!""". Nessun altro? "Ma... quando ho vinto sono arrivati in molti a congratularsi. Erano quelli del giorno dopo, quelli che stanno con chi vince". E il governo d'Alema? "D'Alema si è comportato con correttezza. Nel pieno rispetto delle regole, si è limitato a fare l'arbitro, non ha ostacolato in nessuno modo le decisioni del mercato". Con Amato, invece, i rapporti sembrano più freddi? "Non mi pare proprio. Penso che Amato, in quanto importante azionista di Telecom, sia soddisfatto dei risultati della società". Oggi rifarebbe l'offerta su Telecom? "No. Sono completamente cambiate le condizioni. I valori sono diversi. E forse non sarebbe possibile perchè Telecom parlerebbe tedesco. Olivetti ha speso circa 60mila miliardi per il controllo di Telecom, cioè uno dei primi cinque operatori al mondo di telecomunicazioni. Oggi con la stessa cifra si comprano operatori più modesti. In un anno è cambiato tutto. Dodici mesi fa Internet era un fenomeno ancora marginale in Italia, il Nasdaq non finiva in prima pagina". I concorrenti accusano Telecom di frenare la liberalizzazione dell'ultimo miglio. Che cosa risponde? "Primo: che c'è l'urgente necessità di ribilanciare l'accesso. Secondo: non è possibile discutere sulla rete in fibre di Telecom, è roba nostra. Non vorrei che qualcuno pensasse, all'italiana, di poter fare affari con i soldi degli altri". Un'ultima curiosità: è vero che voleva scalare Hdp? "In qualche momento ho pensato all'Hdp, vale così poco in Borsa. Ma probabilmente non è possibile comprarla".

(La Repubblica)