L'ex monopolio
accusa
"Tariffe troppo basse"
ROMA - Eccesso di sforbiciata e violazione delle
regole europee. Con queste accuse, Telecom Italia spara a zero contro l'Authority
comunicazione, colpevole a suo dire di aver abbassato troppo (meno 36%) le tariffe
fisso-mobile, togliendo a Telecom una compensazione per i servizi in perdita, come il
canone, o senza guadagni, come le urbane, compensazione prevista dalle norme comunitarie
al momento della liberalizzazione della telefonia.
Le nuove tariffe fisso-mobile, per la verità, ancora devono essere annunciate; ma le
anticipazioni devono essere considerate attendibili dall'azienda di Roberto Colaninno, che
ha deciso di aprire il fuoco contro Enzo Cheli.
Ma per i consumatori le nuove tariffe sono convenienti? In molti casi sì. Il prezzo medio
scenderebbe da 647 a 470-480 lire (senza il 20% di Iva), con un risparmio quindi di oltre
il 25%. Purtroppo però ci sarà la temuta stangata sui family durante il fine settimana,
con un prezzo al minuto che balzerebbe da 169 a 250-280 lire (anche se la fascia di
riduzione oraria si allargherà di due ore al giorno). Dimezzata invece la tariffa di
punta del family, che oggi tocca la cifra record di 1.239 lire.
Delle 470 lire medie, 110 andranno a Telecom e 360 a Tim e Omnitel, mentre Wind e Blutel
potranno praticare prezzi diversi. Le 110 lire al minuto sono un valore più che
sufficiente per coprire i costi di Telecom (stimabili in 30 lire) tuttavia l'ex
monopolista perde molti soldi dalla fornitura del servizio di base, come accertato dalla
stessa Authority, e questo giustificherebbe un prezzo di 145 lire. Una differenza di 35
lire al minuto può sembrare poca cosa, ma visto che ormai il traffico fisso-mobile
viaggia verso i 12 miliardi di minuti, per Telecom la scelta dell' Authority comporta una
perdita secca di oltre 400 miliardi di lire. Ecco perché Telecom sostiene che, se
confermato, "questo provvedimento mette in discussione la coerenza dell'intero
processo regolatorio italiano".
Tim e Omnitel, che pure puntavano a un incasso medio di 420 lire al minuto, mantengono
maggiori margini di guadagno, anche perché la loro politica è spostare il traffico dal
fisso-mobile al mobile-mobile. E anche dopo gli sconti di Cheli, chiamare un cellulare da
un altro cellulare costerà meno della metà rispetto alla stessa telefonata fatta dalla
rete fissa, sia da Telecom sia dai nuovi operatori. I quali non avranno ampi margini per
tagliare i listini, anche perché ci sarà una regola anti-triangolazioni internazionali
che frenerà le società più abili nel cercare l' opportunità migliore sul mercato, come
Tiscali, che da tempo offre una tariffa (250-500 lire) valida per tutti i cellulari, senza
distinzione tra family e business.
E proprio ieri Tiscali ha ufficializzato l'alleanza tra il fondatore, Renato Soru, e
Franco Bernabè, ex amministratore delegato di Telecom Italia ed ex Eni. I due hanno
fondato una nuova azienda, chiamata Andala Umts, che parteciperà alla gara per le cinque
licenze della nuova banca telefonica universale Umts, gara che si concluderà nell'agosto
2000, come ha annunciato ieri il ministro delle Comunicazioni Salvatore Cardinale.
Andala Umts è controllata a maggioranza da Tiscali (che ieri ha avuto un nuovo balzo in
Borsa) mentre Bernabè ha il 10% e altri soci sono in arrivo: Banca Imi (gruppo Sanpaolo
Imi) e Rothschild Italia, la prima con oltre il 10% e la seconda con il 2%.
MARCO ESPOSITO
(La Repubblica)
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