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Telecom, nozze da 24 mila miliardi MILANO — In Spagna si sta definendo la mega alleanza da 24 mila miliardi nelle telecomunicazioni e nei servizi Internet tra Telecom Italia e i gruppi iberici Endesa e Union Fenosa. A scoprire definitivamente le carte è stato ieri lo stesso amministratore delegato di Endesa, Rafael Miranda: «Il negoziato per la creazione di una holding comune è in fase molto avanzata. L’obiettivo è di arrivare ad una maggioranza stabile tra i tre partner». Nella nuova compagnia confluirebbero le attività del gestore di telefonia fissa Retevision, quelle del gestore di telefonia cellulare Amena e i servizi Internet del provider Alehop, oltre a partecipazioni nelle tv via cavo e satellite che già fanno capo a Endesa e Union Fenosa. Il gruppo italiano ha già forti interessi in alcune di queste aziende, dal 30% circa di Retevision al 25% di Retevision Movil. A fronte dei suoi conferimenti Telecom Italia avrà fra il 25% e il 30%, come Endesa, mentre a Union Fenosa andrà il 15-16% della nuova holding. Il resto sarà suddiviso tra numerosi soci minori. Intanto, sempre sul fronte del gruppo Telecom, torna prepotentemente alla ribalta in Piazza Affari il titolo Olivetti che ieri ha fatto registrare un balzo del 4,89% a 3,215 euro e volumi stratosferici, dopo un periodo dietro le quinte. Quasi una staffetta con la sua controllata Telecom che aveva macinato record nei giorni scorsi ma ieri ha segnato il passo (-3,13% a 15,558 euro). I numeri dell’«Olivetti day» vanno però oltre l’ordinario rialzo, soprattutto perché sostenuto da un frenetico viavai di titoli: 255 milioni di azioni scambiate e quasi 1.600 miliardi di controvalore, prezzo ai massimi di sempre. Ma anche di scambi così elevati non si ha traccia nella storia borsistica di Ivrea. In pratica è girato il 5,4% del capitale. Ovviamente questa bagarre ha scatenato la ricerca di un perché. E da qui, in assenza di elementi concreti a suffragare il boom, il mercato si è cimentato in tre ipotesi: un’Opa sulla holding del gruppo, manovre di rafforzamento nella compagine azionaria, l’ingresso di un nuovo socio. Tutto è possibile, come ha insegnato lo stesso Colaninno, ma occorre considerare che un’Opa su Olivetti richiederebbe offerte a cascata su Tecnost, Telecom e Tim. Un’operazione "monstre". Che tuttavia la scalabilità di Olivetti rende teoricamente possibile. Ma se è vero che Olivetti è sguarnita (il patto di sindacato è ormai tramontato e Bell ha "solo" il 20%) è altrettanto vero che proprio questo il mercato apprezza. Per sognare la grande scalata. Colaninno, però, ha detto che difenderà Telecom «fino alla morte». Ecco allora che la seconda ipotesi, cioè il rafforzamento del nucleo di controllo, appare più plausibile. Quanto all’ingresso di un partner nel capitale, fonti industriali escludono che Olivetti stia studiando tale operazione. Nel mix di elementi e ipotesi che hanno spinto le Olivetti, c’è anche una spiegazione tecnica, forse meno suggestiva delle altre: i grandi fondi avevano saturato il portafoglio con Telecom e Tim e allora hanno deciso di concentrarsi sulle holding di controllo. Mario Gerevini (Il Corriere della sera) |