British Telecom: per ora niente alleanze

MISTER Gallagher, c'è chi dice che voi di Bt potreste reagire con un'alleanza a sorpresa all'avanzata di Vodafone. Per esempio entrando in Olivetti...«No, proprio no. Anche se l'Italia ci interessa molto. Siamo sbalorditi dai risultati di Infinito, il nostro portale Internet nella Penisola. Un successo incredibile, molto meglio che in Francia, Germania o Gran Bretagna. Anche per questo, però, ci conviene andare per la nostra strada ». Pat Gallagher, l'uomo che disegna le strategie per l'Europa di Bt, il numero due del più importante ex monopolista del mondo, non si tira indietro anche in un momento meno brillante del solito per chi è abituato a essere, da anni, il primo della classe: in patria la City tifa per la Vodafone di Chris Gent, il conquistatore di Mannesmann e punisce con un rovescio del 20% (pur recuperato, almeno in parte) la frenata dei profitti di Bt; in Europa, le Borse premiano le società Internet o quei gruppi, Telefonica, Deutsche Telekom o Telecom Italia, che s'accingono a quotare società Internet. E la stella di British Telecom, pur forte di posizioni di rilievo (Albacom e Blutel, oltre a una partecipazione in I.net, uno dei gioielli hi-tech), è un po' appannata. Molti, perciò, si aspettano la zampata del leone britannico. Si fa un gran parlare di alleanza tra produttori di contenuti e gestori. L'asse tra Vivendi e Vodafone è una realtà. Già si parla con insistenza di altre intese: Telecom e Seat ad esempio... «Noi riteniamo che il nostro mestiere, redditizio del resto, sia quello di gestire il trasporto di Ip, ovvero dell'Internet provider, i contenuti di IP. Un mestiere da arricchire di valore moltiplicando le applicazioni sia per il mobile, che per il fisso, la tv o il pc. L'obiettivo è di offrire servizi sempre più sofisticati e facili, a portata di cliente, sia privato che aziende. Non a caso lavoriamo assieme a Microsoft per sviluppare software per i telefonini». Ma niente contenuti: giornali, film, squadre di calcio... «Il mio Manchester United lo seguo di sabato, da casa. E basta. Giornali, film, tv e altri contenuti li lasciamo fare a chi li sa fare». Eppure le Borse premiano questi progetti. Perché? «E' un momento particolare. C'è un grande rigiro di azioni, ma si tende a pagare sempre meno cash. Certo, è un gioco che funziona. Ma uno così diluisce le proprie partecipazioni. E poi...». Poi? «Quando si deve concorrere per una licenza Umts bisogna versare quattrini. Cash, non azioni. Ed entrano in campo altre considerazioni oltre all'inflazione azionaria». Cioè? «La prima licenza Umts l'abbiamo vinta all'isola di Man. E così in Europa partiremo prima di tutti gli altri e potremo riversare sui consumatori, anche quelli italiani, la nostra tecnologia». Che obiettivi avete per Blutel? «Almeno il 20% del mercato» Non avete un portale Internet da collocare in Borsa, come Tin.it, ad esempio? «Ma abbiamo cinque milioni di clienti Internet in tutta Europa cui offriamo trasporto Ip di dati sia dall'America che dai mercati locali». A sentirla, sembra che l'opa Vodafone non abbia cambiato nulla... «No, il mercato è cambiato eccome. E' nato un vero competitore globale nel mondo della telefonia mobile. Secondo, è riuscito un takeover in Germania. D'ora in poi, nel mondo del business europeo, non esiste davvero più nulla di intoccabile. Ma Vodafone che Mannesmann erano rivali temibili anche prima. Nè avranno convenienza a integrare vari gestori locali del mobile. Noi, al contrario, combiniamo la presenza locale con un circuito paneuropeo lungo 5-6 mila chilometri su cui trasportare voce e, soprattutto dati. Infine, tutto questo sarà disponibile anche per il mobile». Ma rischiate di perdere, a vantaggio di Vivendi-Vodafone, Airtel in Spagna e Cegetel in Francia. O no? «In Spagna la spunteremo noi. In Cegetel restiamo il primo azionista, e la società è ben inserita nel nostro network europeo. Capisco le ragioni finanziarie, ma prima o poi, deve pur prevalere la logica dell'industria».

Ugo Bertone

(La Stampa)