Per i telefonini è una babele
| ROMA - Venghino, signori,
venghino. Le offerte tariffarie sui cellulari si fanno sempre più allettanti, ma anche
sempre meno chiare, come nelle fiere dei paesi. Con l'arrivo della nuova tariffa a scatti,
Long Tim, diventa quasi impossibile confrontare i prezzi dei vari gestori, perché ormai
occorre tener conto di troppi parametri: scatti alla risposta, arrotondamenti, promozioni,
costi della ricarica, secondi bonus e così via. Un caso su tutti: Tim fa pubblicità a
un' offerta a 170 lire al minuto. In piccolo - ma a questo ormai ci si è abituati - si
scrive che a questo prezzo va aggiunta l'Iva e lo scatto alla risposta. Ma nessun
asterisco spiega che le 170 lire sono una tariffa minima che, statisticamente, viene
applicata una telefonata sì e 88 no. Il sistema a scatti, infatti, salvo fortunose
eccezioni fa sempre perdere un po' di telefonata pagata; anche più di un minuto, visto
che lo scatto di Long Tim in promozione dura 89 secondi. Il modo più semplice per
"smontare" il sistema a scatti è considerare perso in media mezzo scatto a
telefonata, cioè 150 lire nel caso di Long Tim. Il sistema a scatti, del resto, non è una invenzione di Tim ma di Omnitel, che ne fa uso per le carte prepagate, mentre gli abbonamenti hanno il più corretto sistema a secondi. Wind ha fatto una scelta di trasparenza, senza riuscire a tirarsi dietro la concorrenza. Anzi sembra che l'effetto sia stato opposto. Basti pensare allo scatto alla risposta: Wind lo ha azzerato mentre Tim con Long lo ha aumentato del 25% da 240 a 300 lire. Per fare un po' di chiarezza in un mercato sempre più confuso, Repubblica ha provato a ribaltare il meccanismo di calcolo. Non più il costo a minuto, ma il tempo di conversazione per una cifra fissa di spesa: 1.000 lire. Come si vede in tabella, con le stesse mille lire si può parlare da un minuto e mezzo a oltre tre minuti, per tariffe con caratteristiche piuttosto simili, senza fasce orarie. MARCO ESPOSITO (La Repubblica) |