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«LAuthority Tlc ci deve 4 mila miliardi»
I conti Telecom sulle nuove tariffe
MILANO
Una lunga lettera per sottolineare che, se
le nuove tariffe tra telefoni fisso e mobile saranno quelle - le 360 lire - circolate e
mai smentite in queste ultime settimane, il cosiddetto deficit daccesso (stimato in
oltre 4 mila miliardi) sopportato da Telecom per garantire appunto laccesso alla
rete a tutti gli utenti potrebbe aggravarsi. Non ci stanno gli uomini di Roberto
Colaninno. Da giorni e giorni, da quando cioè sono di dominio pubblico le possibili
decisioni tariffarie dellauthority sul traffico fisso-mobile, successive al
ribilanciamento tariffario di giugno, alladozione del price cap e della tariffa a
tempo, in Telecom, impegnati alla definizione del piano industriale, hanno fatto quattro
conti arrivando alla conclusione che se le cifre saranno quelle circolate (appunto le 360
lire) lattuale retention per Telecom (172 lire al minuto) scenderebbe a 110 lire. In
sostanza, secondo le osservazioni degli esperti Telecom, mentre oggi, con le 172 lire,
Telecom si vede riconosciuta una copertura di 70 lire del deficit, dopo aver spesato i
costi fissi (quelli della rete, della fatturazione alla clientela, della
commercializzazione), domani, se la nuova retention sarà veramente di 110 lire, il
contributo allaccesso delle chiamate fisso-mobile scenderebbe a meno di 10 lire al
minuto aumentando di molto sopra i 4mila miliardi il famoso deficit dellaccesso.
Scontato che a Colaninno, impegnato comè nella definizione di un piano industriale
del gruppo che, soprattutto dopo la rinuncia della scissione Telecom-Tim, assume unimportanza
decisiva nel recupero di redditività, di vedersi in bilancio più di 4mila miliardi
pagati per garantire ad altre società telefoniche luso dellintera rete
Telecom non piaccia affatto. Ed è passato al contrattacco. Giusto che lAuthority di
Enzo Cheli dia il via libera a nuovi prezzi, scontato che la concorrenza nel settore dopo
anni di monopolio produca finalmente lauspicato (dal cliente) taglio delle tariffe,
ma visto che il problema del deficit dellaccesso esiste, insiste non a caso ora
(alla vigilia cioè delle decisioni sul fisso-mobile) la Telecom, che si dia corso
finalmente alla soluzione del problema deficit più volte rinviato. Non a caso, nella sua
lettera, la Telecom ricorda a Cheli come già nella delibera sul ribilanciamento dello
scorso 25 giugno sia prevista una valutazione sulla «sostenibilità del deficit residuo,
ovvero la congruità del ribilanciamento delle attività connesse allaccesso». Ma
finora, insiste Telecom, niente è stato fatto ma al contrario, si lascia intendere, se
ancora una volta venissero definite nuove tariffe (sul fisso-mobile) non allinterno
di un più generale ribilanciamento, allora sì che per Telecom sarebbero guia sul fronte
del bilancio: in soldoni, Telecom si vedrebbe penalizzata da tariffe più basse (e quindi
da minori introiti) e sarebbe costretta a lasciare accedere alla rete (a prezzi che non
compensano i costi) i concorrenti. Ecco perchè, consapevoli di non poter chiedere allAuthority
di non ritoccare in basso le tariffe, gli uomini Telecom insistono perchè sia istituito
il fondo per il finanziamento del servizio universale e soprattutto si vari un meccanismo
di contribuzione del deficit sullaccesso in modo che i famosi 4mila miliardi non
siano solo sulle spalle di Telecom ma siano suddivisi tra tutti gli operatori telefonici,
Omnitel, Wind e compagnia. Insomma, lattesa per le decisioni dellautorità
presieduta da Cheli si fa calda e Telecom gioca le sue carte. Facendosi forza, se
necessario, anche delle richieste di indicazioni arrivata da Bruxelles allAuthority
per le telecomunicazioni proprio «sullimpatto del ribilanciamento sulla copertura
del deficit daccesso»: in assenza di queste indicazioni, si fa sapere, la
Commissione europea è intenzionata a procedere con la procedura dinfrazione contro
lItalia già notificata a fine 98.\
(La Stampa) |
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