Luce e gas più cari da novembre
giallo sulle tariffe telefoniche
| ROMA (m.e.) - C'è più
petrolio e meno nucleare nella bolletta elettrica, che dal primo novembre aumenta del 2%
contro il 3,7% temuto. Un effetto del rincaro del greggio, dimezzato però da una
riduzione degli oneri nucleari decisa dall'Authority per l'energia di Pippo Ranci. Il gas
metano invece aumenta del 3,6%, sempre dal primo novembre. Ma il fronte tariffe è tutto in fermento. Ieri due associazioni di consumatori (Codacons e Adusbef) hanno denunciato l'Authority delle comunicazioni di Enzo Cheli per il ritardo nell'intervento sulle telefonate fisso-mobile, che costa secondo alcune stime 60 miliardi al mese agli utenti. L'Adusbef ha anche chiesto che l'Authority faccia chiarezza sulle telefonate fatte sugli aerei, che secondo alcuni sarebbero vietate non per ragioni di sicurezza ma per problemi economici. E cioè perché le aziende telefoniche avrebbero difficoltà a fatturarle. Un'ipotesi respinta dai gestori dei telefonini come illogica, visto che se c'è conversazione c'è anche fatturazione. Intanto Telecom, messa in allarme dell'inchiesta di Repubblica sulla tariffa urbana a secondi, ha fatto all'Ansa una dichiarazione sorprendente: fino al 1997 - secondo Telecom - le sue statistiche erano così approssimative che potevano contenere anche errori superiori ai 10 punti percentuali (cioè tre miliardi di conversazioni) per dire, per esempio, quante sono le telefonate brevi. Informazioni non secondarie perché, nel caso delle urbane, comportano una spesa in più o in meno nell'ordine dei 100 miliardi di lire. Tornando alla bolletta elettrica, Ranci ha ridotto l'aumento causato dal caro-petrolio dimezzando l'onere per le centrali nucleari in via di dismissione, che scende così da 8 a 4 lire al chilowattora. Però tale onere viene solo spalmato in più mesi, non ridotto in valore assoluto, per cui si continuerà a pagare fino al febbraio 2000, mentre doveva essere archiviato con il 1999. (La Repubblica) |