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Nessuna "legge Telecom" per favorire i prepensionamenti ROMA (r.d.g.) - "Non faremo alcuna legge ad hoc per i prepensionamenti Telecom". Lo ha assicurato ieri il ministro del Lavoro, Cesare Salvi, dopo che all'alba di ieri sindacati e azienda hanno "rotto" sul numero degli esuberi e il mix di strumenti. A questo punto la vertenza si sposta al ministero del Lavoro, che dovrebbe convocare le parti nei primi giorni della prossima settimana. A partire da oggi, comunque, Salvi - che lavorerą "all' unisono" con i ministri Cardinale (Comunicazioni) e Letta (Industria) - vedrą separatamente i sindacati e l'azienda. Dopo aver raggiunto l'intesa sulle politiche industriali e il Mezzogiorno, sindacati e azienda non sono riuscite a fare altrettanto sul nodo degli esuberi. La proposta "ultimativa" dell'azienda č questa: 7.500 prepensionamenti "mascherati" con la legge 223 che prevede la mobilitą per le aziende in crisi (Telecom lo č?), 3mila esodi incentivati, 800 lavoratori verso la Tim, 300 persone coinvolte nella redifinizione degli orari, 1.000 nella formazione per il ricollocamento sul mercato, per un totale di 12.600 esuberi Telecom, che coincidono con l'obiettivo di un risparmio sul costo del lavoro da parte dell'azienda pari a 1.000 miliardi. L'azienda sarebbe poi disponibile a tenere in Telecom l'area dell'assistenza tecnica (900 persone). Siccome, contestualmente ai licenziamenti, l'azienda intende assumere 6.200 giovani con i nuovi contratti, part time compreso, i sindacati hanno proposto il part time in uscita per coloro che sono vicini ai 35 anni di anzianitą. Nel frattempo, Telecom starebbe per cedere Italtel a una cordata composta dalla statunitense Cisco Systems e da una finanziaria privata (Clayton, Dubilier & Rice). Il gruppo Usa prenderebbe una quota del 19%, la finanziaria del 51. A Telecom resterebbe il 20 per cento. (La Repubblica) |