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Umts, l’affondo di Polo e Lega MILANO - Contro le «cinque licenze blindate» dell’Umts (i telefonini della nuova generazione) e il rischio che il governo destini parte dei proventi per «finanziarsi la prossima campagna elettorale» il Polo della Libertà e la Lega ieri hanno presentato in Cassazione la propria proposta di legge. Silvio Berlusconi, Umberto Bossi, Francesco D’Onofrio insieme ad altri parlamentari hanno così depositato presso la Suprema corte il testo per modificare l'articolo 3 della legge 27 ottobre 1993 numero 432 in modo da inserire che «i proventi derivanti dall'attribuzione delle concessioni delle licenze per i telefoni cellulari Umts» siano tra quelli destinati a ridurre l'indebitamento. «È nostra intenzione - ha successivamente spiegato l’onorevole Giulio Tremonti, vero regista di questa iniziativa - evitare che ci siano cinque licenze blindate per cinque monopolisti, che beneficiano dell'elargizione dell' ancien regime perché lo ricambino con il sostegno che consenta di mantenere il potere». Per il leader della Lega la proposta di legge di iniziativa popolare «mette in chiaro e ribadisce quanto già previsto dalla legge Ciampi del '93, una tipica regola liberale». Nessun accenno all’entità del ricavato (stimato in circa 25 mila miliardi di lire), un capitolo che ieri Tremonti ha liquidato sintetizzando lo scopo della proposta del Polo: «Il massimo delle entrate compatibili con il massimo di apertura del mercato». Poi Bossi mette da parte il fioretto e torna alla carica contro i «poteri forti» dicendosi contrario, sul terreno delle telecomunicazioni, «alla formazione della Fiat del domani». «Il governo - ha infine aggiunto - ha i tempi segnati e la democrazia vuole che non si possa vivere con un morto in casa». È la seconda volta, dall’inizio della loro alleanza, che Berlusconi e Bossi salgono insieme i gradini del Palazzo della Cassazione. Due mesi fa per modificare la disciplina dell’immigrazione, ieri per legare la vendita delle licenze Umts alla riduzione del debito pubblico. Una delegazione numerosa quella di ieri con D’Onofrio (presidente dei senatori del Ccd, il partito guidato da Pier Ferdinando Casini) che sfoggiava una pochette leghista, verde col sole della Padania. Tutto si è svolto secondo protocollo con un solo fuori programma con protagonista Berlusconi nel ricostruire l’ingresso nell’ufficio di un ufficiale giudiziario donna che indossava una vera toga rossa: «Quando è entrata siamo scattati tutti in piedi - ha detto Berlusconi scherzando - sia per galanteria, sia per rispetto della funzione ma anche perché con quella toga rossa ci siamo un po' spaventati». Se il presidente del consiglio Giuliano Amato ieri ha evitato di commentare l’iniziativa delle opposizioni è toccato al sottosegretario alle Comunicazioni Michele Lauria difendere l’operato del governo. «Non dovrebbero ragionevolmente esserci né polemiche né sospetti sull'utilizzo degli introiti derivanti dell'assegnazione delle licenze Umts - ha affermato - i paletti già esistono, dalla legge 432 e dalle decisioni a livello comunitario assunte da Eurostat». «Ogni iniziativa - ha aggiunto Lauria - dovrà, dunque, tenere conto di queste indicazioni e, in ogni caso, non esiste alcuna intenzione del governo di utilizzare i proventi della gara in modo clientelare né, tantomeno, a scopi elettorali». A mettere i bastoni tra le ruote del carro berlusconiano è intervenuto l'ex capo dello Stato Francesco Cossiga, il quale ha dichiarato di «comprendere le ragioni che stanno dietro la proposta di legge presentata dal Polo e dalla Lega» ma che secondo lui «i ricavi dovrebbero essere investiti nella promozione della ricerca e nella formazione». Sul fronte «tecnico», proseguono ancora le trattative delle Ferrovie dello Stato per trovare alleati per partecipare alla gara per l'assegnazione delle licenze Umts. «Siamo ancora in una fase di contatti», ha infatti confermato ieri l'amministratore delegato Giancarlo Cimoli. Roberto Bagnoli (Il Corriere della Sera) |