Telefonini Umts, obiettivo 25 mila miliardi

MILANO — La «via italiana» alla concessione delle licenze per i telefoni cellulari di terza generazione è irrimediabilmente tramontata ieri con l’intervento alla Camera di Giuliano Amato. «Dalla gara per l’Umts vogliamo ottenere non meno di 25 mila miliardi», ha scandito il presidente del Consiglio incaricato. E già la prossima settimana lo speciale comitato dei ministri incaricato di dare il via libera al bando di concorso messo a punto dall’Authority potrebbe modificare non poco i criteri di assegnazione. Non più una licitazione privata, con offerte minime complessive per 2.500 miliardi (fra 350 e 500 miliardi per ciascuno dei cinque operatori che vinceranno) e con valutazioni che premiano maggiormente i piani industriali, il grado di copertura delle reti, gli investimenti e le ricadute occupazionali. Ma, al suo posto, un meccanismo di rilancio finanziario vicino a quello utilizzato in Gran Bretagna. MODELLO BRITANNICO — Del resto, a influenzare Amato sembra essere stato proprio il «modello inglese», dove l’asta per la concessione di cinque licenze Umts si è chiusa ieri con un introito per lo Stato di 22,47 miliardi di sterline, circa 75 mila miliardi. E, come se non bastasse, s’è aggiunto il caso della Turchia, dove per aggiudicarsi una licenza gsm Tim ha pagato oltre 2.500 miliardi. L’Umts italiano, dunque, vale almeno 25 mila miliardi. «E’ giusto che sia così in un mercato in espansione — ha sottolineato il premier incaricato —. Ed è giusto che queste risorse vengano poi utilizzate per finalità prioritarie a cui solo in parte potremmo provvedere con i nostri risparmi di bilancio». E qui Amato ha messo esplicitamente in relazione gli introiti della gara per i telefonini del futuro con le necessità di finanziare il calo della pressione fiscale, flessibilità del lavoro e formazione. «La cifra indicata da Amato è ragionevole — gli ha fatto eco il sottosegretario alle Comunicazioni, Michele Lauria — mentre quella incassata dal governo inglese mi sembra siderale: in questo modo si mettono in difficoltà le aziende di telecomunicazioni, sia per gli investimenti in rete, sia per le tecnologie e l'occupazione». E i 25 mila miliardi sono calati come una scure negli uffici dei sette pretendenti alle cinque licenze Umts in palio: da Tim a Omnitel, da Wind a Blu, fino ad Andala, Dix.it e Acea-Telefonica. Facile fare due conti: 8-10 mila miliardi per realizzare la rete nazionale dei nuovi cellulari, altri 5-6 mila per affittare siti e piazzare antenne in tutto il Paese, più le migliaia di miliardi che ciascuno prevede d’investire per far decollare il servizio. Se a questi si aggiungono i 25 mila miliardi, seppur divisi per cinque, il risultato è che qualcuno si chiami fuori, o cerchi un alleato internazionale con grandi disponibilità finanziarie, oppure dia fondo a tutte le risorse limitando poi quelle disponibili per investimenti (e quindi per lo sviluppo industriale e le sue ricadute occupazionali). LE REAZIONI — Reazioni ufficiali alla scelta di Amato, per ora, non ce ne sono. In casa e.Biscom, capofila della cordata Dix.it, si limitano a dire che «un prezzo più elevato di quello previsto dal bando può essere comprensibile, ma non può arrivare a livelli insostenibili, e soprattutto bisogna tener conto dei piani di sviluppo industriale di chi chiede la licenza». Stesso discorso da Tiscali, leader della cordata Andala. Ma a preoccuparsi non sono solo i nuovi entranti sul mercato. Lo sono anche aziende già consolidate, come Omnitel, che da una parte vede salire il prezzo d’asta e, dall’altra, sa che non può rinunciare alla licenza: i telefonini Umts sono infatti destinati a sostituire totalmente gli attuali gsm.

Giancarlo Radice

(Il Corriere della sera)