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Umts, Cheli prepara la gara ROMA - L'Italia si affida alla candela vergine. Per l'asta sull'Umts la Gran Bretagna ha organizzato 150 rilanci via Internet incassando 75.000 miliardi di lire. In Italia un'asta con rilanci illimitati non esiste nella legislazione, quando sono in vendita beni pubblici, per cui spulciando fra i codici gli esperti di diritto hanno scovato una legge del 1924 sulla contabilità dello stato che stabilisce che per la vendita di beni pubblici si accettano offerte finché non si spegne una "candela vergine", accesa dopo l'arrivo dell'ultima offerta. Grazie alla candela si riuscirebbe così a introdurre un meccanismo competitivo. C'è qualche dubbio sul numero di rilanci. Nei codici quando si parla di licitazione privata (il meccanismo previsto per la cessione di frequenze) è scritto che è possibile "un miglioramento dell'offerta". Ma "un" miglioramento vuol dire un solo rilancio o una serie di rilanci? Il punto resta da chiarire, così come si deve decidere se la gara sarà egualitaria o differenziata per categorie di concorrenti. Resta fermo invece l'obiettivo di incassare almeno 25.000 miliardi per le cinque licenze dei telefonini Umts. Secondo ipotesi accreditate, la gara potrebbe funzionare in questo modo. Nella prima parte si valuta la qualità delle offerte, trasformando l'offerta economica in un punteggio: il valore minimo (per ora 500 miliardi) darebbe punti zero, mentre quello massimo nella prima fase (5-6.000 miliardi) darebbe il punteggio più alto. Una volta preselezionati i concorrenti, ci sarebbe spazio per un ulteriore rilancio (o serie di rilanci a lume di candela). Quattro licenze, secondo il modello inglese, sarebbero aperte a tutti, mentre una quinta licenza sarebbe riservata ai nuovi operatori. Tuttavia la possibilità di differenziare la gara per vecchi e nuovi operatori è ancora tema di discussione. Il governo riunirà il comitato dei ministri per prendere una decisione la prossima settimana, martedì. Intanto continua il fuoco di sbarramento di dichiarazioni fra i sostenitori delle diverse tesi. Una divisione netta c'è in seno all'Authority comunicazioni. Il presidente Enzo Cheli ieri si è schierato per la gara egualitaria: "Non vedo come sia praticabile un trattamento differenziato per i nuovi arrivati nella telefonia mobile - ha detto il garante - questo altererebbe le condizioni di una gara che deve avere punti di partenza uguali per tutti. Altrimenti non sarebbe una gara". Ma alcuni dei commissari, come Vincenzo Monaci e Antonio Pilati, la pensano diversamente. "Il regolamento che abbiamo approvato - sostiene Monaci - di fatto è superato dai nuovi orientamenti del governo. A questo punto è preferibile un ripensamento, per non improvvisare una soluzione pasticciata". "Differenziare può avere un senso - aggiunge Pilati - se si considera che anche in Gran Bretagna si è riservata una licenza, quella con il più ampio spettro di frequenze, ai nuovi entranti per consentire loro una maggiore capacità competitiva". Contro la differenziazione si è pronunciato il presidente della Rai, Roberto Zaccaria, che peraltro ha ricordato che se le frequenze hanno un valore, non è giusto che la Rai paghi l'occpazione delle sue in misura superiore alle televisioni private. Marco Esposito (La Repubblica) |